“Voi, gente aquilana, avete dimostrato un carattere resiliente. Radicato nella vostra tradizione cristiana e civica, ha consentito di reggere l’urto del sisma e di avviare subito il lavoro coraggioso e paziente di ricostruzione. Jemo ‘nnanzi!”. Con queste parole Papa Francesco, che stamani è stato a L’Aquila per aprire (primo Pontefice da 728 anni) la Porta della Perdonanza, si è rivolto ai cittadini del capoluogo e ai parenti delle 309 vittime che persero la vita nel terremoto del 6 aprile 2009.

Nel corso della storica visita, durata 4 ore, ha lanciato un messaggio di forza e di speranza che ha chiuso con una espressione dialettale aquilana, come segno di ulteriore vicinanza alla popolazione colpita dal sisma. Il Pontefice è entrato nel Duomo ancora inagibile indossando un caschetto dei vigili del fuoco. A movimentare la visita del Papa è stato il fuoriprogramma della mattina: una fitta nebbia che ha costretto il pilota dell’elicottero a girare a lungo in aria e ad atterrare poi in un luogo diverso da quello che era stato pianificato.


Infine nella Basilica di Collemaggio un altro messaggio: “Sia un tempio del perdono non solo una volta all’anno, ma sempre, tutti i giorni. È così, infatti, che si costruisce la pace, attraverso il perdono ricevuto e donato”. Il pensiero è innanzitutto per la pace in Ucraina per la quale il Pontefice torna a pregare nell’Angelus. Ma anche per i tanti altri conflitti che ci sono nel mondo. Nel corso della visita alla tomba di Celestino V il Papa ha detto che: “Erroneamente ricordiamo la figura di Celestino V come colui che fece il gran rifiuto. Non è stato l’uomo del no, è stato l’uomo del sì. Infatti, non esiste altro modo di realizzare la volontà di Dio che assumendo la forza degli umili”.

